lunedì 17 ottobre 2011

La manifestazione di Roma vista dall'interno.


Cronache della guerriglia
La manifestazione di Roma vista dall'interno.
di Nicola Baldoni lettera43.it


Roma il giorno dopo le violenze dei black bloc di sabato 15 ottobre.
Via Labicana è devastata. Schegge di vetrine di banche e agenzie di lavoro interinale riempiono la strada, cassonetti buttati in terra, sale fumo nero da tre auto carbonizzate. Sono le otto di sabato e alle mie spalle ancora brucia il ministero della Difesa.
Provo a mettere in fila ciò che ho visto mentre ci allontaniamo dall’Esquilino dove attacchi e cariche proseguono. Ormai non è neanche guerriglia, ma caccia all’uomo.
Gruppi di tute nere compaiono d’improvviso dietro gli angoli. Sirene e polizia li inseguono. Scappiamo insieme ai No Tav e ai ragazzi di San Precario, con la paura di imboccare la via sbagliata e di venire travolti.
IL NERO DELLA MANIFESTAZIONE. Metto in colonna ciò che ho visto sperando che la somma spieghi qualcosa dell’insensata violenza. Ho visto una manifestazione serena: madri con i bimbi, gente che incontri al supermercato, studenti che si baciano.
Poi gruppi di ragazzi vestiti di nero. Non riesco a fare neanche caso alle felpe scure e ai caschi retti alle cinture, perché hanno 16 anni. Ho visto il mistero della Difesa senza un poliziotto a presidio. Ho visto auto lasciate sul percorso del corteo e ricordo le stesse vie senza uno scooter o una bicicletta quando passò per Roma il gay pride. Ho visto i manifestanti chiedere alla polizia di caricare i black bloc e le cariche che non partivano.
Poi, a San Giovanni, la gente che comincia a gridare mentre il fumo sale oltre via Manzoni e la speaker degli indignati inizia a spiegare, con la voce sporcata dal megafono, che la violenza rovina ogni impegno, che i media racconteranno solo le botte e tutti i temi della protesta spariranno dietro un cassonetto che brucia.
Poi partono gli scontri.

Cento black bloc in grado di tenere in scacco le forze dell'ordine
Un black bloc con spranga e casco davanti al blindato dei carabinieri dato alle fiamme.
Per circa un’ora e mezzo, resto a osservare la guerriglia. Conto le camionette della polizia. Sono circa una trentina, al seguito ci sono le volanti e i defender con le griglie di metallo sopra i vetri.
I poliziotti, i carabinieri, i finanziari, sono in tenuta antisommossa, in cima alle camionette hanno idranti per disperdere la folla. Cerco in quella roba che chiamiamo black bloc, ma riesco a contare forse una o due facce che arrivano a 20 anni. Per il resto adolescenti con i pantaloni larghi e lo zaino della scuola da cui tirano fuori bombe carta. Cento, forse 150 e a Piazza San Giovanni e tengono in scacco per ore le forze dell’ordine della capitale.
LA STRANA IMMOBILITÀ DELLA POLIZIA. La gente intorno a me, mentre volano sampietrini e lacrimogeni, osserva, quasi ipotizzata. Si chiede perché li lasciano fare. Perché così tanta polizia non riesca a riportare l’ordine. Piovono commenti sulla crisi di governo, il bisogno di un casino di piazza per spostare l’attenzione su un altro titolo al telegiornale.
È la stessa rabbia che ogni giorno senti in metropolitana o al bar contro la politica, la Casta: quella che fa un tutt’uno semplice semplice tra il collasso economico dell’Italia e l’indignazione per i prezzi del ristorante a Montecitorio.
VIOLENZA CHE SA DI SPOT. Vieni invaso da una sensazione quasi oscena, ovvero che la tuta nera che appare con il sasso in mano tra la nebbia dei lacrimogeni, stia facendo uno show: ti abbassi, stacchi un pezzo di selciato e lo lanci, e poi? Nessuno cerca chissà quale rivoluzione o pensa che si possa abbattere il Palazzo a suon di bancomat sfasciati. È un casino che si nutre del rumore che provoca.
La violenza che osservi ha tutte le caratteristiche di uno spot: pubblicizza la propria rabbia e basta, è consapevole che oltre a un passaggio televisivo non muoverà nulla, è incapace di ogni forma di solidarietà, perché quelli che vengono presi in mezzo sono i manifestanti pacifici. Manifestanti che sono figli della stessa precarietà e paura del futuro che muove l’incappucciato, ma non ha importanza. Questo appare il suo lato più tragico, più di una camionetta che brucia, è una violenza insensata, che sa di esserlo e non gli importa.

L'altra faccia della protesta
Le scene drammatiche della guerriglia urbana in piazza San Giovanni.
Ma ci sono tre cose che ho visto che vorrei qualcuno raccontasse prima che il fumo dell’immondizia bruciata nasconda definitivamente che cos’era la manifestazione di sabato e che in paese si è mossa.
Sono in Via Labicana. Un uomo di 50 anni, in giacca e cravatta, davanti a una vetrina infranta di una cassa di risparmio prova ad accendere una sigaretta, ma manca l’accendino tre volte e con gli occhi puntati verso le stanze devastate della banca ripete: «Che senso ha? Che senso ha?».
Poi, quattro netturbini che non arrivano a 25 anni (due ragazzi, due ragazze) che sforzano la schiena per sollevare un cassonetto rovesciato che continua a cadergli addosso. A settembre, 250 di loro, dopo corso preparatorio, colloquio, visita medica, e promesse di assunzione sono stati mandati a casa.
Infine una donna in carrozzina e un tipo che la spinge cercando di schivare l’immondizia che colma la strada e le pietre travolte. Hanno un cartello gigantesco, legato ai tubulari della carrozzina, quasi due metri quadrati, c’è scritto: «Predo 400 euro di pensione sociale. Aiutatemi a dire che è una vergogna».

Domenica, 16 Ottobre 2011

2 commenti:

Anonimo ha detto...

La manifestazione è stata rovinata da un gruppo di "senzatesta" di 16 anni e piu... veramente vergognoso.

rsu ricoh ha detto...

Sicura che sono dei "senza testa"? sarà che sono malfidato, ma visti i risultati ottenuti ho paura che la testa CI SIA e sia composta come diceva Falcone di
"menti raffinatissime" ...

Risultato :
Dopo i disordini, abbiamo parlato in Italia della protesta degli INDIGNATI ?
Si è parlato dello SCEMPIO della FINANZA, DEI BONUS MILIARDARI dei MANAGER ?
Si è parlato della efferatezza di scelte economiche negli USA, GB, etc. ..., a danno dei piccoli risparmiatori
INTUENDO ANCHE AI DISASTRI a CUI SI SAREBBE ANDATI INCONTRO ???

Riflettiamo ...

CIAO