lunedì 9 marzo 2026

Conoscenza e terziario: 9 Marzo sciopero per i diritti delle donne.

una grande giornata di lotta per i diritti delle donne, lunedì 9 marzo, subito dopo l’8 marzo, ovvero la Giornata Internazionale della Donna che è caduta di domenica. Due settori trainanti del nostro Paese scelgono di fermarsi, proclamando lo sciopero per dare un segnale forte: bisogna abbattere in Italia la cultura maschilista, misogina e patriarcale, bisogna combattere le differenze anche nei luoghi di lavoro. Il settore della conoscenza e quello del terziario incrociano le braccia, nelle proteste indette da Flc Cgil e Filcams Cgil, nuova tappa della mobilitazione per ottenere una libertà vera delle donne, oltre la retorica e le dichiarazioni di facciata del governo. Le donne guadagnano meno e sono più precarie Da parte sua, la Filcams Cgil inizia ricordando i dati drammatici presenti nel nostro Paese: in Italia le donne guadagnano molto meno dei colleghi uomini, sono sottoposte a forme di lavoro precario, registrano un livello di disoccupazione molto più alto. Rappresentano il 71,3% dei lavoratori dipendenti a bassa retribuzione: l’81,3% ha un contratto part-time, troppo spesso non per scelta. Il divario salariale tra uomini e donne raggiunge un di differenziale pari a 8.000 euro annui in meno per le donne, ovviamente non per scelta. Il 42% delle donne non ha un lavoro, troppo spesso non per scelta: i carichi di cura sono la ragione principale. Le donne non hanno scelto questa condizione. Per loro, ancora una volta, ha scelto il sistema patriarcale che continua a permeare modelli economici, politica, società. Lavoro povero e part-time involontario I settori del terziario, turismo e servizi, per quanto determinanti per l’economia italiana, spiega la Filcams, “operano però in presenza di modelli economici che li vedono registrare una forte concentrazione del cosiddetto lavoro povero”. Molto è dovuto alle condizioni di lavoro, a salari che non garantiscono il potere d’acquisto, a causa di modelli organizzativi basati in prevalenza sul part-time cosiddetto involontario, sul tempo determinato e sullo schiacciamento dei profili professionali verso i livelli più bassi degli inquadramenti contrattuali; sulla degenerazione della flessibilità verso la precarietà; sulla liberalizzazione delle aperture domenicali e festive. “In questi settori, che vanno liberati dalla condizione di lavoro povero e precario, dall’invisibilità di cui sono ostaggio la maggior parte deə lavoratorə, le donne pagano il prezzo più alto – dunque -. Part-time involontario, anche per poche ore la settimana, soprattutto se prestano la loro attività lavorativa nel sistema degli appalti. Solitudine lavorativa, soprattutto se sono colf o badanti, ancora di più se lavoratrici razzializzate”. Direttiva europea applicata in modo debole In tale contesto il 5 febbraio il Consiglio dei ministri ha approvato lo schema di decreto legislativo che attua in Italia la direttiva europea 2023/970 sulla trasparenza retributiva, il cui obiettivo è proprio quello di eliminare le disparità salariali tra lavoratrici e lavoratori, a parità dello stesso lavoro o di valore equivalente. Spiega il sindacato “Lo schema di decreto legislativo italiano, invece, recepisce la Direttiva con un intervento normativo debole, eliminando tutti quegli interventi efficaci a raggiungere davvero la parità salariale. Il 24 febbraio la Camera ha bocciato tutti gli articoli della proposta di legge in materia di congedo paritario, volta a equiparare il ruolo di madri e padri nella cura dei figli con un congedo di 5 mesi per ciascun genitore e garanzia del 100% della retribuzione: una scelta di civiltà che è stata giudicata troppo costosa ancor prima di discuterla”. Le donne non sono priorità del governo “È evidente che il lavoro femminile, le pari opportunità, le donne non sono priorità di questo Governo, ed è evidente che buona parte del sistema capitalista si basa ancora su retribuzioni basse e diseguali”, fa notare la Filcams. Ne è ulteriore prova il disegno di legge Bongiorno, presentato al Senato il 27 gennaio scorso, che, ribaltando la logica sul tema delicatissimo del consenso, compromette ancora una volta la libertà delle donne. Il consenso, libero e attuale, previsto nel disegno di legge che a novembre scorso era stato approvato alla Camera, metteva al centro la libertà della donna e stabiliva la responsabilità dell’aggressore. Per la Filcams “la libertà delle donne e di tutte le soggettività è soprattutto autodeterminazione, diritto all’indipendenza economica, lavoro dignitoso e di qualità”. Il sindacato contro l’oppressione patriarcale Proprio contro il sistema di oppressione patriarcale e contro ogni forma di violenza, la Filcams agisce quotidianamente attraverso la contrattazione nazionale, la contrattazione integrativa ed inclusiva, d’anticipo e di sito; attraverso la formazione di tutto il gruppo dirigente di uso; con specifiche iniziative politiche di approfondimento; mettendo al centro della propria azione politico sindacale il valore dell’umanità del lavoro, con l’obiettivo di liberare dallo sfruttamento, dalla precarietà, dall’invisibilità e dal lavoro a bassa qualità e basso reddito, i milioni di lavoratrici e lavoratori del terziario, del turismo e dei servizi. Ma è necessario che nella stessa direzione vadano anche le politiche di settore, i modelli socioeconomici e le scelte di Governo. È sciopero per la libertà delle donne Per tutti questi motivi “il 9 marzo ə lavoratorə della Filcams scioperano, perché le donne siano libere di scegliere, di autodeterminarsi, nel lavoro e nella vita. Scioperano perché le pari opportunità e le politiche dell’intersezionalità, di genere, dei nuovi diritti e della non discriminazione LGBTQIA+ non siano solo un titolo, ma una realtà di fatto. Scioperano – aggiunge – per rivendicare un lavoro di qualità, stabile, regolare e dignitoso per tuttə. Scioperano per la libertà e l’autodeterminazione, a partire dalle donne e per chiunque non si conformi a un sistema di potere che pretende di legiferare sui nostri corpi e sui nostri sentimenti. Scioperano per dire basta alla violenza, che sia economica, di genere, sessuale, verbale, fisica, di guerra. Il nostro sciopero sostiene la lotta globale delle donne e delle lavoratrici, in occasione della Giornata Internazionale della Donna, garantendo la copertura sindacale a chiunque vorrà astenersi dal lavoro, in tutti i settori aderenti alla Filcams”. Si fermano tutti i settori della conoscenza Sulla stessa linea si pone il sindacato della conoscenza, la Flc Cgil. Lunedì 9 marzo, in occasione della Giornata Internazionale dei diritti delle donne, la Flc “proclama lo sciopero nazionale per l’intera giornata di tutto il personale di scuola, università, ricerca, Afam, formazione professionale e scuola non statale”. Questa la dichiarazione dello stop. “Di fronte alla recrudescenza di una cultura maschilista – spiega la sigla -, misogina, patriarcale, che si traduce in frequenti episodi di violenza e discriminazione, la Flc intende riaffermare i diritti delle donne, a partire dalla propria autodeterminazione e la parità di genere. L’Italia è ai primi posti nel mondo per gender pay gap e per incidenza del lavoro povero e precario; il lavoro di cura è ancora tutto scaricato sulle donne, le professioni che vedono una maggiore presenza femminile sono le più sottopagate”. Deriva autoritaria del governo contro le donne E inoltre: “La deriva autoritaria del governo si traduce nella volontà di controllo sul corpo delle donne e legittima le tante forme di discriminazione e violenza. Il disegno di legge sulla violenza sessuale che sostituisce il “consenso libero e attuale” con il “dissenso” rivela una chiara scelta politica, riporta il focus della responsabilità su chi subisce la violenza e tutela chi ha abusato, costringendo le donne, nelle aule dei tribunali, a subire una rivittimizzazione costante al solo scopo di essere credute”. La Flc denuncia inoltre che, “a fronte dell’aumento vertiginoso dei casi di sopraffazione e violenza, che sempre più spesso riguardano giovani e giovanissime/i sia come vittime che come aggressori, il governo continua a negare l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole. L’irresponsabilità e l’arretratezza culturale della classe politica che guida il Paese richiedono una reazione decisa, immediata e strutturata”. Cambiare le cose si può Lo sciopero è uno strumento di lotta, ricorda la categoria: “Espressione di un impegno che, per la Flc, va oltre l’8 e il 9 marzo per farsi azione concreta e quotidiana nei luoghi di lavoro e nella società, nella convinzione che insieme a tutte le donne e a tutti gli uomini nel mondo che credono nella giustizia e nella parità di genere, sia possibile cambiare le cose”.

martedì 3 marzo 2026

Landini: “Solidarietà al popolo iraniano” Respingiamo l’attacco unilaterale di Israele e Usa. È l’ennesima grave violazione del diritto internazionale”

“Esprimiamo vicinanza e solidarietà al popolo iraniano e a tutte le popolazioni che subiscono le conseguenze della guerra e della repressione”. Così, in una nota, il segretario generale della Cgil Maurizio Landini. “Siamo da sempre a fianco delle iraniane e degli iraniani che - sottolinea il leader della Confederazione - lottano per la democrazia, la libertà e per i diritti civili. Abbiamo manifestato negli ultimi anni a fianco del movimento ‘Donna, vita, libertà’ e ci siamo attivati per la liberazione dei sindacalisti vittime di repressione e violenza in Iran”. “Respingiamo l’attacco unilaterale degli Usa e di Israele poiché - prosegue Landini - rappresenta l’ennesima grave violazione del diritto internazionale e rischia di innescare una escalation in un momento in cui sono fin troppi i fronti di guerra aperti. Ai morti del regime sanguinario degli ayatollah, rischiano di aggiungersi le vittime di questo nuovo scellerato conflitto. Invochiamo il cessate il fuoco, il rispetto del diritto internazionale, il ritorno alla diplomazia e al negoziato”. “La Cgil - conclude Landini - continuerà a impegnarsi con il sindacato internazionale per la promozione del multilateralismo, del dialogo e della pace come presupposti per la solidarietà e la giustizia sociale”.

martedì 10 febbraio 2026

Ebiter Milano contributo trasporti e energia domande da oggi.

Dal 10 febbraio al 14 aprile sarà possibile inoltrare richiesta di un contributo a SOSTEGNO delle spese di TRASPORTO per il tragitto CASA - LAVORO. Il contributo spetterà al dipendente con ISEE inferiore a 35.000 euro che, nel periodo 1/1/2025 – 31/12/2025, ha effettuato l’acquisto per sé stesso di un abbonamento annuale o per un minimo di 9 mesi anche non consecutivi per il servizio di trasporto pubblico locale. Il contributo sarà di importo pari al 30% della spesa sostenuta con un massimale di Euro 200,00. Regolamento, maggiori dettagli, e tutte le istruzioni per l’invio della domanda saranno pubblicati sul sito a partire dal 10/2: www.ebitermilano.it Dal 10 febbraio al 14 aprile sarà possibile inoltrare richiesta di un contributo a SOSTEGNO del CARO ENERGIA. Il contributo spetterà ai dipendenti con ISEE inferiore a 33.000 euro che dovranno produrre copia dell’ultima bolletta relativa alla fornitura dell’energia elettrica o in alternativa alla fornitura del gas, intestata ad uno dei componenti del nucleo familiare. Il contributo spetterà ad un solo componente del nucleo familiare e sarà pari ad € 200. Regolamento, maggiori dettagli, e tutte le istruzioni per l’invio della domanda saranno pubblicati sul sito a partire dal 10/2: www.ebitermilano.it RSU FILCAMS CGIL VIMODRONE MI

venerdì 30 gennaio 2026

Risposta alla proposta RSU Ricoh Italia di estensione del regime di smart working durante i Giochi Olimpici Invernali Milano-Cortina 2026.

Buongiorno, In riferimento alla Vostra richiesta di esenzione dello smart working durante il periodo dei Giochi Olimpici Invernali Milano–Cortina 2026, vi informiamo che siamo consapevoli delle possibili ripercussioni sulla mobilità nell’area metropolitana di Milano e stiamo monitorando con attenzione le informazioni diffuse dagli enti competenti. Allo stato attuale e sulla base dei dati disponibili, non prevediamo disagi tali da determinare un impatto sostanziale sull’operatività aziendale. Rimaniamo comunque pienamente disponibili a valutare tempestivamente eventuali criticità, o casi specifici da valutare, qualora dovessero emergere picchi di traffico, ritardi significativi nei trasporti pubblici o altre condizioni che possano rendere opportuno un adeguamento delle modalità di lavoro. In tal caso, provvederemo a confrontarci con la RSU per individuare le soluzioni più idonee, incluso un eventuale ampliamento del ricorso allo smart working. Ringraziamo nuovamente per la segnalazione.

Pensioni, Cgil: “Ora atti concreti per gli esodati”

“Prendiamo atto delle dichiarazioni rese dalla ministra Calderone nel corso del question time al Senato, nelle quali viene finalmente riconosciuta l’esistenza di lavoratrici e lavoratori esodati. Ora però servono atti concreti”. Lo dichiara Lara Ghiglione, segretaria confederale della Cgil. “È un passaggio significativo – prosegue – che tuttavia arriva dopo mesi nei quali le nostre segnalazioni e denunce non sono mai state ascoltate. Già da tempo avevamo rappresentato al governo il rischio concreto che migliaia di persone potessero restare senza lavoro, senza reddito e senza pensione, ma come troppo spesso accade, l’esecutivo ha scelto di procedere senza alcun confronto reale”. “Nel corso di tutto il 2025 – sottolinea – il governo ha continuato a promettere il blocco di qualsiasi adeguamento futuro, arrivando di fatto a chiedere all’Inps di non aggiornare i programmi del rilascio delle certificazioni, nemmeno dopo la pubblicazione dell’aggiornamento del rapporto della Ragioneria che prevedeva l’incremento a decorrere dal biennio 2027-2028”. “Promesse però puntualmente smentite – denuncia Ghiglione – da quanto stabilito nell’ultima legge di bilancio e dalle stime ufficiali della Ragioneria generale dello Stato, che indicano un ulteriore allungamento dei requisiti pensionistici anche a partire dal 2029. Non entriamo nel merito dei numeri, il problema è che anche una sola persona lasciata senza tutela rappresenta un fallimento delle politiche pubbliche”. Ricordiamo comunque che migliaia di lavoratrici e lavoratori, a causa delle scelte di questo Esecutivo, saranno costretti ad andare in pensione più tardi nonostante la sottoscrizione di accordi, subendo una conseguente perdita di carattere economico. La segretaria confederale della Cgil ricorda inoltre che “il meccanismo automatico di adeguamento dei requisiti pensionistici alla speranza di vita non è stato introdotto dalla legge Monti-Fornero, ma dal governo di centrodestra nel 2010. Questa è la verità che troppo spesso viene omessa nel dibattito pubblico”. Le rassicurazioni della ministra, conclude, “devono ora tradursi in provvedimenti chiari e immediatamente operativi, capaci di garantire la continuità del reddito fino al raggiungimento effettivo del diritto alla pensione. Da anni, infatti, questo governo promette il superamento della legge Monti-Fornero, ma è riuscito addirittura nell’impresa di peggiorarla: aveva annunciato l’obiettivo dei 41 anni di contributi, mentre oggi le scelte compiute vanno nella direzione opposta, con persone costrette ad andare in pensione sempre più tardi e con assegni sempre più bassi”
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giovedì 22 gennaio 2026

Proposta di estensione del regime di smart working durante i Giochi Olimpici Invernali Milano-Cortina 2026.

Alla cortese attenzione della Direzione, con la presente desideriamo sottoporre alla Vostra attenzione una proposta riguardante l’organizzazione del lavoro nel periodo dei Giochi Olimpici Invernali Milano-Cortina 2026, che interesseranno in modo significativo la mobilità nell’area metropolitana di Milano, incluse le zone limitrofe come Vimodrone.
Come ampiamente riportato dagli enti locali e dagli organi di informazione, durante l’evento sono previste: • limitazioni temporanee alla viabilità, • incremento del traffico cittadino, • potenziali ritardi nei trasporti pubblici, • misure di sicurezza straordinarie che potrebbero comportare ulteriori disagi negli spostamenti quotidiani.
Al fine di garantire continuità operativa, benessere dei dipendenti e efficienza organizzativa, proponiamo di valutare una estensione straordinaria del regime di smart working per tutto il periodo interessato dalle competizioni e dalle misure logistiche correlate. Riteniamo che tale misura possa contribuire in modo significativo a tutelare l’organizzazione del lavoro, mantenendo al contempo alti livelli di produttività e qualità del servizio. Grazie per l’attenzione,
RSU Ricoh Vimodrone.

martedì 13 gennaio 2026

Stesso lavoro, stesso stipendio: arriva la direttiva UE sulla trasparenza salariale. Una svolta contro il gender pay gap.

In Europa, le donne continuano a guadagnare meno degli uomini: in media il 13% in meno all’ora. Un dato che fotografa una disparità profonda, non solo frutto di discriminazioni dirette, ma di un intero sistema che penalizza le donne nel mondo del lavoro.
LE CAUSE DEL DIVARIO
Secondo la Commissione Europea, circa il 26% del gender pay gap dipende dalla maggiore concentrazione femminile in settori meno retribuiti, come la cura, la sanità e l’istruzione. Professioni fondamentali per la società, ma ancora oggi sottovalutate dal punto di vista salariale.
A questo si aggiunge la disparità nei carichi di lavoro: le donne dedicano più tempo al lavoro complessivo, sommando ore retribuite e non. Sono loro, infatti, a farsi carico in gran parte della cura dei figli, dell’assistenza ai familiari e del lavoro domestico. Un carico che condiziona le scelte di carriera, l’accesso a ruoli stabili e la crescita professionale.
Nei ruoli dirigenziali, la forbice salariale si allarga ancora di più: le donne guadagnano in media il 23% in meno all’ora rispetto agli uomini. A parità di responsabilità, il loro lavoro vale meno solo perché fatto da una donna e in molti casi non c’è alcuna giustificazione oggettiva.
COSA PREVEDE LA NUOVA DIRETTIVA EUROPEA
Contro queste disuguaglianze arriva ora una direttiva dell’Unione Europea sulla trasparenza salariale, che introduce obblighi chiari per le aziende:
Ogni lavoratrice e lavoratore potrà conoscere i salari medi per ruolo e genere Saranno vietate le clausole che impediscono di parlare della propria retribuzione Le aziende dovranno motivare eventuali differenze salariali Inoltre, durante i colloqui, i candidati dovranno ricevere indicazioni trasparenti sullo stipendio previsto e sarà vietato chiedere quanto guadagnavano prima.
Le imprese avranno tempo fino al 7 giugno 2026 per adeguarsi. In caso contrario, rischieranno sanzioni e azioni legali. I NUMERI DEL GENDER PAY GAP IN ITALIA
In Italia, il divario retributivo medio è del 5,6%, ma il dato cambia sensibilmente tra settore pubblico e privato: nel primo si ferma al 5,2%, mentre nel secondo sale al 15,9%. Le penalizzazioni colpiscono soprattutto le donne più qualificate e con ruoli apicali: il gap tra laureate e laureati è del 16,6%, mentre tra i dirigenti arriva al 30,8%. Le donne sono anche più presenti nei contratti a termine, che comportano una retribuzione inferiore del 24,6%.
LA POSIZIONE DELLA CGIL Per la CGIL, la direttiva rappresenta una svolta necessaria: la trasparenza salariale è uno strumento concreto per combattere le disuguaglianze e le discriminazioni. Ma non basta. È fondamentale rafforzare la contrattazione collettiva e redistribuire in modo più equo i carichi di cura.

Referendum, il governa forza e fissa la data: 22 e 23 marzo.

Il consiglio dei ministri, senza aspettare la fine della raccolta firme, ha fissato la data del voto sulla legge Nordio Già nelle modalità di convocazione vi è celato l’obiettivo non solo della riforma ma anche l’idea di governo e di potere di Meloni e dei suoi. Si fissa la data delle urne senza aspettare l’esito della raccolta delle firme promosso da 15 cittadini che si concluderà il 30 gennaio e, ovviamente, questa sì prevista dalla legge. Arroganza, sprezzo delle regole che vengono piegate all’interesse e al volere di chi pro tempore – è bene ricordare – siede a Palazzo Chigi.
La risposta, allora, è quella di continuare a firmare, lo ricordiamo c’è tempo fino al 30 gennaio. Questo il link alla piattaforma di raccolta firme per la promozione del referendum oppositivo alla riforma costituzionale della magistratura: https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/5400034
L’equilibrio dei poteri
Questo è il nocciolo della questione. Con la Riforma Nordio sulla quale saremo chiamati ad esprimerci appunto il 22 e 23 marzo, si vuole affermare che i tre poteri previsti 80 anni fa dalla nostra Costituzione – esecutivo, legislativo e giudiziario – non sono più pari, autonomi, indipendenti e in equilibrio in un gioco di pesi e contrappesi raffinato indicato da madri e padri costituenti. Nel volere della destra centro al governo, il potere esecutivo deve essere “più potente” degli altri, il legislativo via via svuotato, il giudiziario posto sotto schiaffo del governo affinché il manovratore non venga disturbato. Davvero una strana, bislacca e pericolosa idea di democrazia.
Il potere dell’essere informati e scegliere
Perché questa accelerazione? È presto detto: preoccupa il fatto che più tempo avranno i sostenitori del No per informare elettori ed elettrici, più il Sì si indebolisce. Da un lato, dunque, dimostrazione di insicurezza, dall’altro ancora una volta una malata idea di democrazia secondo la quale ci si dovrebbe piegare al potere del capo o della capa senza informarsi, senza capire.
E invece No, informarsi, capire e scegliere sono fondamentali per uno stato democratico costituito da cittadini e cittadine sovrani e non da sudditi.