martedì 14 settembre 2010

Venti indagati per la strage di Capua

incidenti sul lavoro.
Sale il numero di persone coinvolte nella tragedia dello stabilimento Dsm, che ha ucciso 3 operai. Si aspettano i risultati dell'autopsia per ricostruire la dinamica.

Napolitano: "Colpito dalle condizioni lavorative. Sicurezza questione sociale nazionale"

Sono venti le persone iscritte nel registro degli indagati nell'ambito delle indagini condotte dal pm Donato Ceglie coordinate dal procuratore aggiunto, Raffaella Capasso, sulla morte di tre operai avvenuta a Capua, nello stabilimento chimico farmaceutico Dsm. E' quanto si apprende oggi (14 settembre) dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere. I magistrati hanno anche nominato i quattro esperti che eseguiranno l'autopsia, prevista per domani pomeriggio alle 14, nell'Istituto di medicina Legale dell'Azienda ospedaliera di Caserta. Lo riferisce l'Ansa.

Ieri (13 settembre) il pm aveva disposto il sequestro di alcuni locali che all'interno dello stabilimento erano utilizzati dalla ditta Errichiello e dalla ditta Dsb. Gli inquirenti stanno cercando di ricostruire la dinamica che ha portato i tre operai di una ditta esterna di Afragola (la Errichiello), che avrebbero dovuto lavorare esclusivamente allo smontaggio di un ponteggio servito per operazioni di manutenzione a un silo, a respirare gas uscito proprio dal contenitore. Il silo non era in uso da almeno un mese. Sempre dalle agenzie di stampa, è stato anticipato che il numero di persone coinvolte era destinato a salire, anche in maniera esponenziale.

Napolitano, colpito dalle condizioni lavorative
Intanto oggi il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ricorda la morte degli operai di Capua. "Non mi hanno colpito soltanto le circostanze assurde dell'incidente che ha procurato la morte di tre giovani operai - ha detto a Salerno il Capo dello Stato -, mi ha colpito soprattutto il racconto che abbiamo sentito su come lavoravano. In quali condizioni lavoravano, per quanti euro lavoravano per come non abbiano fatto le ferie, per come siano stati chiamati senza che ci fosse urgenza a lavorare".

Questa, sottolinea il presidente, "è la realtà della condizione di tanti lavoratori, aspiranti lavoratori, giovani lavoratori precari. E' una grande questione sociale e nazionale, di cui tutto il paese deve riuscire a farsi carico e di cui naturalmente devono riuscire a farsi carico le istituzioni regionali e locali".

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