martedì 13 gennaio 2026

Stesso lavoro, stesso stipendio: arriva la direttiva UE sulla trasparenza salariale. Una svolta contro il gender pay gap.

In Europa, le donne continuano a guadagnare meno degli uomini: in media il 13% in meno all’ora. Un dato che fotografa una disparità profonda, non solo frutto di discriminazioni dirette, ma di un intero sistema che penalizza le donne nel mondo del lavoro.
LE CAUSE DEL DIVARIO
Secondo la Commissione Europea, circa il 26% del gender pay gap dipende dalla maggiore concentrazione femminile in settori meno retribuiti, come la cura, la sanità e l’istruzione. Professioni fondamentali per la società, ma ancora oggi sottovalutate dal punto di vista salariale.
A questo si aggiunge la disparità nei carichi di lavoro: le donne dedicano più tempo al lavoro complessivo, sommando ore retribuite e non. Sono loro, infatti, a farsi carico in gran parte della cura dei figli, dell’assistenza ai familiari e del lavoro domestico. Un carico che condiziona le scelte di carriera, l’accesso a ruoli stabili e la crescita professionale.
Nei ruoli dirigenziali, la forbice salariale si allarga ancora di più: le donne guadagnano in media il 23% in meno all’ora rispetto agli uomini. A parità di responsabilità, il loro lavoro vale meno solo perché fatto da una donna e in molti casi non c’è alcuna giustificazione oggettiva.
COSA PREVEDE LA NUOVA DIRETTIVA EUROPEA
Contro queste disuguaglianze arriva ora una direttiva dell’Unione Europea sulla trasparenza salariale, che introduce obblighi chiari per le aziende:
Ogni lavoratrice e lavoratore potrà conoscere i salari medi per ruolo e genere Saranno vietate le clausole che impediscono di parlare della propria retribuzione Le aziende dovranno motivare eventuali differenze salariali Inoltre, durante i colloqui, i candidati dovranno ricevere indicazioni trasparenti sullo stipendio previsto e sarà vietato chiedere quanto guadagnavano prima.
Le imprese avranno tempo fino al 7 giugno 2026 per adeguarsi. In caso contrario, rischieranno sanzioni e azioni legali. I NUMERI DEL GENDER PAY GAP IN ITALIA
In Italia, il divario retributivo medio è del 5,6%, ma il dato cambia sensibilmente tra settore pubblico e privato: nel primo si ferma al 5,2%, mentre nel secondo sale al 15,9%. Le penalizzazioni colpiscono soprattutto le donne più qualificate e con ruoli apicali: il gap tra laureate e laureati è del 16,6%, mentre tra i dirigenti arriva al 30,8%. Le donne sono anche più presenti nei contratti a termine, che comportano una retribuzione inferiore del 24,6%.
LA POSIZIONE DELLA CGIL Per la CGIL, la direttiva rappresenta una svolta necessaria: la trasparenza salariale è uno strumento concreto per combattere le disuguaglianze e le discriminazioni. Ma non basta. È fondamentale rafforzare la contrattazione collettiva e redistribuire in modo più equo i carichi di cura.

Referendum, il governa forza e fissa la data: 22 e 23 marzo.

Il consiglio dei ministri, senza aspettare la fine della raccolta firme, ha fissato la data del voto sulla legge Nordio Già nelle modalità di convocazione vi è celato l’obiettivo non solo della riforma ma anche l’idea di governo e di potere di Meloni e dei suoi. Si fissa la data delle urne senza aspettare l’esito della raccolta delle firme promosso da 15 cittadini che si concluderà il 30 gennaio e, ovviamente, questa sì prevista dalla legge. Arroganza, sprezzo delle regole che vengono piegate all’interesse e al volere di chi pro tempore – è bene ricordare – siede a Palazzo Chigi.
La risposta, allora, è quella di continuare a firmare, lo ricordiamo c’è tempo fino al 30 gennaio. Questo il link alla piattaforma di raccolta firme per la promozione del referendum oppositivo alla riforma costituzionale della magistratura: https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/5400034
L’equilibrio dei poteri
Questo è il nocciolo della questione. Con la Riforma Nordio sulla quale saremo chiamati ad esprimerci appunto il 22 e 23 marzo, si vuole affermare che i tre poteri previsti 80 anni fa dalla nostra Costituzione – esecutivo, legislativo e giudiziario – non sono più pari, autonomi, indipendenti e in equilibrio in un gioco di pesi e contrappesi raffinato indicato da madri e padri costituenti. Nel volere della destra centro al governo, il potere esecutivo deve essere “più potente” degli altri, il legislativo via via svuotato, il giudiziario posto sotto schiaffo del governo affinché il manovratore non venga disturbato. Davvero una strana, bislacca e pericolosa idea di democrazia.
Il potere dell’essere informati e scegliere
Perché questa accelerazione? È presto detto: preoccupa il fatto che più tempo avranno i sostenitori del No per informare elettori ed elettrici, più il Sì si indebolisce. Da un lato, dunque, dimostrazione di insicurezza, dall’altro ancora una volta una malata idea di democrazia secondo la quale ci si dovrebbe piegare al potere del capo o della capa senza informarsi, senza capire.
E invece No, informarsi, capire e scegliere sono fondamentali per uno stato democratico costituito da cittadini e cittadine sovrani e non da sudditi.

giovedì 8 gennaio 2026

Crans-Montana, una strage annunciata.

Mauro Giulianella, Fp Cgil, spiega cosa significa per i i vigili del fuoco intervenire in un incendio come quello di Capodanno e la necessità di prevenzione e formazione.
ieri il minuto di silenzio in tutte le scuole italiane mentre si celebravano i funerali di cinque delle vittime dell’incendio di Crans Montana, nel quale sono state uccise 40 persone, mentre 116 sono rimaste ferite e alcune lottano ancora tra la vita e la morte. Il salvataggio di numerosi giovani che si trovavano all’interno del locale Constellation è stato possibile grazie all’intervento dei vigili del fuoco svizzeri, i quali hanno riportato le testimonianze dell’atrocità di quanto accaduto.
A Mauro Giulianella, coordinatore nazionale Fp Cgil VVF, che a nome del Coordinamento ha espresso vicinanza e fratellanza umana e professionale, abbiamo chiesto quale sia l’impatto di interventi così estremi sui lavoratori del corpo Vigili del fuoco. Conosco il peso che gli uomini e le donne intervenuti a Crans-Montana si porteranno dentro per sempre. Sono condizioni che appartengono in modo particolare a chi opera nel soccorso: ai Vigili del Fuoco, al personale sanitario del 118, a chi lavora nei Pronto Soccorso, ai medici, a chi fa parte del sistema di Protezione Civile, a chi è sul territorio, sul campo, come siamo soliti dire noi.
Le parole disperate di David Vocat, comandante della squadra intervenuta, non sono semplici righe: sono graffi, ferite, lacerazioni che difficilmente si cicatrizzeranno. Torneranno a galla ogni volta che quei colleghi sentiranno un odore particolare, passeranno davanti a quel locale, udranno un grido. Quei soccorritori hanno visto immagini terribili: corpi di ragazze e ragazzi giovanissimi, carbonizzati o riversi a terra, asfissiati. Una scena di morte che nessuno di loro avrebbe mai voluto affrontare. Avrebbero voluto salvarli tutti, mettendo a rischio la propria vita pur di riuscirci.
In questi casi quanto possono aiutare voi lavoratori formazione prima e supporto successivo adeguati?
Ci sono segni che restano dentro e che devono trovare ascolto e spiegazione anche per chi opera nel soccorso, attraverso percorsi strutturati di supporto psicologico, anche tra pari. Perché parlare tra pompieri non è come parlare con estranei: i pompieri conoscono le fragilità e i rischi che si vivono ogni giorno. Siamo professionisti del soccorso, preparati e formati. Siamo consapevoli che il nostro lavoro non è comune e che può significare trovarsi di fronte al peggio: la richiesta disperata di aiuto, il dolore, la morte. Spesso veniamo ricordati come quelli che salvano il gattino sull’albero: un’immagine possibile, vera, ma non sempre. Magari lo fosse.
Per Crans-Montana anche la rabbia di una tragedia che era evitabile e ha dei responsabili? È stata una tragedia annunciata. Un locale che ospitava il doppio delle persone consentite nella notte di Capodanno, privo, a quanto pare, dei più basilari principi di prevenzione incendi - quantomeno quelle previste in Italia e in Europa -, realizzato con materiali scadenti e ad alta propagazione di fiamma, non ignifughi. Di questo si sta ora parlando e il sindaco, in conferenza stampa, ha affermato che i controlli in quel locale non venivano effettuati dal 2020, assurdo mi viene da dire. Aspettiamo di avere maggiori certezze, ma intanto i morti ci sono stati e le famiglie hanno bisogno di risposte. Sarebbe bastato il rispetto del divieto a utilizzare fiamme libere, avere personale addetto all’antincendio, preparato e formato, un estintore utilizzato correttamente, uscite di sicurezza libere e porte con maniglioni anti-panico con apertura verso l’esterno e tutto questo si sarebbe potuto evitare.
C’è il rischio che ci si dimentichi di quanto accaduto subito dopo che si saranno spenti i riflettori della cronaca e che questa tragedia non ci insegni nulla?
La magistratura svizzera farà il suo corso, ma non si può tacere di fronte a una strage che ha visto morire 40 ragazzi giovanissimi, colpevoli solo di cercare la mezzanotte con il sorriso e la spensieratezza di chi, a quell’età, non può e non deve preoccuparsi delle mancanze di chi mette il profitto e il guadagno al centro di ogni scelta. Ricordo che altri ragazzi e ragazze sono in bilico tra la vita e la morte in ospedale. È necessario investire seriamente nella prevenzione incendi. È necessario formare i giovani, anche attraverso la scuola. È necessario sensibilizzare tutte e tutti alla prevenzione e alla previsione di eventi di questo tipo. Se ci fosse stata una formazione basilare sulla gestione delle piccole emergenze, sull’evacuazione, sulla gestione del panico, forse oggi piangeremmo qualche ragazzo in meno. Forse nessuno.
A questo proposito come funziona la normativa in Italia?
Nel nostro Paese non esistono norme stringenti che vincolino bar e ristoranti. In Italia c’è un buco normativa per la sicurezza e l’esercizio di quelle attività. Quelle fiamme, quei giochi pirotecnici vengono utilizzati spesso. In Italia le norme sono molto restrittive ma sappiamo che a volte, troppe volte, si chiudono gli occhi e si permette che lo spettacolo proseguisse the show must go on. Basta! Il profitto ha una contropartita, vale per tutto anche sull’abusivismo e sulla possibilità di condonare e avere le autorizzazioni selvagge. A volte, avere il coraggio di dire basta può evitare la contropartita, perdere vite umane.
Le funzioni del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco italiani potranno essere messe a rischio con le modifiche del vostro ordinamento che sono in procinto di essere introdotte?
Si sta introducendo la funzione di agente di pubblica sicurezza. I messaggi di vicinanza che leggiamo sulle nostre pagine social ci riconoscono per l’unica vera ragione per cui vale la pena essere orgogliosi di questo lavoro. Attenzione, però, ci vogliono trasformare in un Corpo militarizzato, pronto a rispondere alle esigenze della sicurezza dello Stato. Noi, invece, ci occupiamo di soccorso. Non di soppressione. Non di ordine pubblico. E non di sicurezza nel senso repressivo del termine
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lunedì 29 dicembre 2025

Legge di Bilancio 2026 il governo attua una nuova stretta sui pensionamenti .

Alla quarta Legge di bilancio di questo esecutivo, il capitolo previdenziale segna un punto di caduta senza precedenti. Una manovra che cresce complessivamente dello zero virgola e che, sulle pensioni, riesce persino a peggiorare un impianto già fortemente penalizzante per lavoratrici e lavoratori. Il testo approvato dal Parlamento conferma una scelta chiara: andare in pensione più tardi e con assegni più bassi. Non solo non viene bloccato l’adeguamento dei requisiti pensionistici all’attesa di vita, ma si procede nella direzione opposta, smentendo le promesse fatte negli ultimi anni e rendendo strutturale un meccanismo che scarica i suoi effetti sui più fragili, a partire da giovani e donne.
Il governo attua una nuova stretta sui pensionamenti anticipati, mandando in archivio Quota 103 e Opzione donna appena mitigata dalla diluizione su due anni dei tre mesi di aumento dei requisiti per andare in pensione, che scatteranno tra il 2027 e il 2028 per l’adeguamento alla speranza di vita.Per il resto, escono penalizzati i giovani (che difficilmente potranno uscire a 64 anni), e i lavoratori precoci e usuranti.
Tre mesi in più per lasciare il lavoro
Alla fine l’adeguamento dei requisiti per la pensione alla speranza di vita ci sarà, ma diluito in due anni. Secondo le norme vigenti, sarebbero dovuti scattare tre mesi in più dal 2027. Invece, la legge di Bilancio 2026 dispone che nel 2027 l’aumento sia di un solo mese mentre altri due si aggiungeranno dal 2028 (esclusi i lavoratori impiegati in attività gravose e usuranti). Quindi, dal 2027, per andare in pensione di vecchiaia sarà necessario avere 67 anni e un mese d’età (e 20 anni di contributi) e poi, dal 2028, 67 anni e tre mesi. Per andare in pensione anticipata dal 2027 occorreranno 42 anni e 11 mesi di contributi (indipendentemente dall’età) e dal 2028 43 anni e un mese (un anno in meno per le donne), ai quali si aggiunge la cosiddetta «finestra mobile», ovvero il periodo di attesa tra il raggiungimento del requisito e la decorrenza della pensione, che è rimasto di tre mesi.<b>

martedì 23 dicembre 2025

Cgil, sventato nuovo attacco a diritti dei lavoratori.

“La manovra è un insieme di scelte che penalizzano il lavoro”, dicono Gabrielli e Re David: “Il governo rinunci definitivamente a questa deriva”
“Mentre la manovra ha incassato l’ok del Senato, ribadiamo il nostro giudizio fortemente critico sull’impianto complessivo del provvedimento”. A dirlo sono le segretarie confederali Cgil Maria Grazia Gabrielli e Francesca Re David. “Possiamo però affermare con soddisfazione che un nuovo attacco ai diritti delle lavoratrici e dei lavoratori è stato sventato, grazie anche all’intervento immediato e determinato della Cgil”, aggiungono commentando il ritiro dell’emendamento alla legge di bilancio che, se approvato, “avrebbe messo seriamente a rischio la tutela dei salari e dei crediti retributivi”. Gabrielli e Re David ricordano che “si tratta del secondo tentativo da parte del governo: prima l’inserimento nel decreto Ilva, poi il ritiro e successivamente la riproposizione nella legge di bilancio. Un’operazione vergognosa, respinta ancora una volta, con la quale si tentava di stabilire che il datore di lavoro non potesse essere condannato al pagamento di differenze retributive o contributive per il periodo precedente alla data del ricorso, qualora avesse applicato lo standard retributivo previsto dal contratto collettivo leader”. Questo episodio, concludono le due dirigenti sindacali, conferma “una tendenza più generale che caratterizza l’intera manovra: un insieme di scelte che penalizzano il lavoro. Auspichiamo che il governo rinunci definitivamente a questa deriva. Continueremo a vigilare affinché il provvedimento non venga ripresentato sotto altre forme e chiediamo all’esecutivo di abbandonare una strada che danneggia salari, diritti e condizioni di lavoro”.

Landini: “Il governo fa cassa su operai e pensionati”

Landini: “Il governo fa cassa su operai e pensionati” “Per l’esecutivo conta solo la difesa del potere”, dice il segretario generale Cgil a Repubblica: “Non dobbiamo investire in armi, ma in lavoro e futuro”
maurizio landini
“È una manovra contro lavoratori e pensionati”. Il giudizio del segretario generale Cgil Maurizio Landini, oggi (lunedì 22 dicembre) sulle pagine di Repubblica, su legge di bilancio ed esecutivo è netto: “Un governo che agisce contro i lavoratori e usa i pensionati per fare cassa da girare a imprese, armi e per far quadrare i conti, non può che rafforzare le nostre ragioni”.
Per Landini questo è “un governo che fa male al Paese. Per loro viene prima e solo la difesa del potere. E intanto: povertà in aumento, produzione industriale in calo da tre anni, 25 miliardi di tasse in più pagate da lavoratori e pensionati, mentre si tutelano rendite e grandi patrimoni”.
Fisco, salari, pensioni e precarietà restano le priorità della Cgil. “Lavoriamo a una legge di iniziativa popolare per rilanciare la sanità pubblica”, aggiunge: “E proseguiamo la trattativa con Confindustria e le altre associazioni su rappresentanza, sicurezza e superamento dei contratti pirata. Non è il momento di investire in armi, ma in politiche industriali, lavoro e futuro”.
La legge di bilancio “Lo spettacolo indegno di queste ore sul maxi emendamento alla manovra conferma che c’era una ragione di più per scioperare”, spiega il leader sindacale: “Questo governo non vuole discutere con nessuno, né con il Parlamento né con le parti sociali. Regge solo per il potere, non per rispondere ai bisogni delle persone. E porta il Paese al declino e alla recessione”.
Il segretario generale Cgil evidenzia che con questa legge di bilancio “si taglia sui più deboli mentre si sta dalla parte dei forti. Quale messaggio passa dal penalizzare lavoratori precoci e usuranti per spostare risorse anche a quelle imprese che non rispettano i contratti e risparmiano sulla sicurezza? Che si può anche morire di lavoro. Una logica inaccettabile”.
Landini stigmatizza anche il ripristino dell’emendamento Pogliese, già bocciato a luglio e spuntato all’ultimo in legge di bilancio: “L’ennesima cattiveria contro i lavoratori che perdono il diritto agli arretrati quando un giudice stabilisce che la loro retribuzione è troppo bassa. Una norma che non c’entra nulla con la finanziaria, ha un profilo di incostituzionalità e di cui chiediamo il ritiro immediato”.

mercoledì 17 dicembre 2025

Manovra, per andare in pensione ci vorranno 46 anni e 9 mesi.

Ansa Il maxi-emendamento segna un ulteriore e pesantissimo irrigidimento del sistema previdenziale italiano. Cgil: Si tratta di una scelta politica chiara di questo governo
Il maxi-emendamento del governo alla Legge di Bilancio 2026 segna un ulteriore e pesantissimo irrigidimento del sistema previdenziale italiano. Non si tratta di un semplice intervento tecnico, ma di una scelta politica chiara: spostare sempre più in avanti l’uscita dal lavoro, superando persino la rigidità introdotta dalla legge Monti-Fornero.
L’Osservatorio Previdenza Cgil ha analizzato in dettaglio gli effetti combinati delle misure contenute nel maxi-emendamento, con particolare riferimento all’articolo 33, incrociandole con l’aumento dei requisiti pensionistici legato all’attesa di vita, che il governo ha scelto di non bloccare.
L’aumento dei requisiti legato all’attesa di vita “La Legge di bilancio conferma il meccanismo automatico di adeguamento dei requisiti pensionistici alla speranza di vita. – spiega Ezio Cigna, responsabile delle politiche previdenziali della Cgil nazionale – Dopo una sterilizzazione parziale nel 2027 (+1 mese), dal 2028 il sistema torna pienamente operativo”.
Secondo le stime della Ragioneria Generale dello Stato, “questo comporta un aumento progressivo dei requisiti contributivi per la pensione anticipata che, rispetto al 2026, arriva a +11 mesi dal 2037”, sottolinea Cigna. Già così, la pensione anticipata diventa un traguardo sempre più lontano, richiedendo oltre 43 anni di contribuzione.
Il colpo più duro: il riscatto della laurea L’intervento più grave riguarda però la penalizzazione del riscatto degli anni di studio. “A partire dal 2031, una quota crescente dei periodi di laurea riscattati non sarà più utile ai fini del diritto alla pensione anticipata, pur continuando a essere integralmente pagata”.
La riduzione è progressiva: 6 mesi nel 2031, 12 mesi nel 2032, 18 mesi nel 2033, fino ad arrivare a 30 mesi esclusi dal 2035. Questo significa che quei mesi dovranno essere recuperati con ulteriore lavoro effettivo.

mercoledì 3 dicembre 2025

12 dicembre: tutte le ragioni dello sciopero generale

Lo sciopero generale del 12 dicembre nasce da una domanda che attraversa ogni luogo di lavoro e ogni quartiere: che cosa resta del Paese quando chi lo manda avanti si ritrova più povero, più stanco, più solo. La risposta che arriva dal mondo del lavoro è netta. Serve una correzione di rotta sul piano economico, sociale e industriale. Serve ridare dignità ai salari, alle pensioni, alle tutele collettive. Serve fermare derive che allargano i divari e impoveriscono chi vive di reddito fisso.
Salari, fisco e servizi pubblici
La prima grande ragione della mobilitazione riguarda stipendi e pensioni. Negli ultimi tre anni lavoratrici, lavoratori, pensionate e pensionati hanno versato 25 miliardi di tasse aggiuntive senza che nessuno li avvisasse. Il fiscal drag ha mangiato fino a duemila euro l’anno a chi ha un reddito medio, mentre rendite, profitti e chi beneficia di regimi agevolati non ha visto lo stesso drenaggio. Un’ingiustizia che colpisce sempre gli stessi e che la manovra non solo non corregge ma amplifica, non restituendo neppure un euro ai servizi essenziali.
Proprio quei servizi vivono una crisi strutturale. La sanità pubblica è al livello più basso da decenni, con un finanziamento che scenderà sotto il sei per cento del pil. Quasi sei milioni di persone rinunciano a curarsi. Anche scuola, casa, trasporti, assistenza agli anziani e sicurezza sul lavoro soffrono di tagli continui, mentre il denaro per nuovi armamenti viene trovato con sorprendente rapidità.
Previdenza e generazioni in fuga
C’è poi il capitolo previdenza, dove le misure annunciate superano perfino la durezza della riforma Fornero. L’età pensionabile verrebbe innalzata ancora, con effetti sul novantanove per cento delle persone, e ogni flessibilità verrebbe azzerata. Quello che si profila è un percorso lavorativo più lungo e più gravoso, mentre per i giovani si restringono gli spazi di autonomia. Le nuove generazioni, già colpite da precarietà e salari bassi, continuano a lasciare il Paese, mentre la produzione arretra e gli occupati crescono solo tra gli over cinquanta.
Obiettivi e richieste
Lo sciopero punta a cambiare questa traiettoria. Chiede il rinnovo dei contratti scaduti e risorse aggiuntive per quelli pubblici, insieme alla restituzione del fiscal drag e alla sua neutralizzazione. Sollecita una quattordicesima rafforzata, più equità fiscale, una pensione contributiva di garanzia per chi ha carriere discontinue. Rivendica politiche industriali vere per governare la transizione e creare lavoro di qualità. Chiede tutele sulla sicurezza, un piano straordinario di assunzioni nella pubblica amministrazione, più servizi per studio, casa, disabilità, genitorialità, e un’azione concreta contro precarietà e lavoro irregolare. Le risorse ci sono. Vanno recuperate da profitti, extra profitti, grandi ricchezze, evasione, con un contributo di solidarietà dall’un per cento più abbiente che genererebbe ventisei miliardi l’anno. Occorre infine fermare la corsa al riarmo, che sottrarrebbe quasi mille miliardi alle priorità sociali.
Come si svolge lo sciopero La giornata del 12 dicembre coinvolgerà tutto il lavoro pubblico e privato, con articolazioni specifiche per i settori regolati dalla legge sugli scioperi. Il trasporto ferroviario si fermerà dalle prime ore della notte fino alle ventuno. I Vigili del Fuoco sciopereranno quattro ore. Sono esclusi dall’adesione alcuni comparti essenziali come igiene ambientale, personale del ministero della Giustizia e trasporto aereo.
La presenza in piazza della segreteria confederale toccherà molte città, con Maurizio Landini a Firenze e gli altri dirigenti a Genova, Ferrara, Napoli e Cagliari. È un appuntamento che parla al Paese intero. Non è solo una protesta, è un richiamo a rimettere al centro chi lavora, chi studia, chi invecchia, chi si cura, chi tiene insieme intere comunità. Una società più giusta è una scelta, e il 12 dicembre milioni di persone chiederanno di compierla
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