martedì 2 settembre 2025

Bonus Giorgetti? “Misura iniqua e sbagliata”

Per la Cgil incentivare chi posticipa il pensionamento crea diseguaglianze tra i lavoratori e indebolisce la tenuta del sistema previdenziale. E non è detto che convenga
Potresti andare in pensione , ma resti al lavoro e la tua busta paga diventa più alta . È il cosiddetto bonus Giorgetti che, con la legge di bilancio 2025 (art. 1, comma 161), ha ampliato il vecchio bonus Maroni. La misura è diventata operativa con la circolare Inps n. 102 del 16 giugno scorso. Il governo in sostanza punta anche in questo modo ad allontanare sempre di più l'età del pensionamento , “stuzzicando” lavoratrici e lavoratori – in una situazione in cui l'Italia è maglia nera in Europa per le retribuzioni – con uno stipendio più alto. Ma siamo sicuri che la misura sia così conveniente e, soprattutto, equa e tale da garantire l'equilibrio del nostro sistema previdenziale? Come funziona il bonus
La norma consente ai lavoratori che maturano entro il 31 dicembre 2025 i requisiti per la pensione anticipata flessibile (quota 103) o per la pensione anticipata ordinaria (42 anni e 10 mesi di contributi, un anno in meno per le donne) di rinunciare alla propria quota di contribuzione previdenziale – pari a circa il 9% della retribuzione – che normalmente verrebbe versata all'Inps. In cambio lo stesso importo viene corrisposto direttamente in busta paga e, soprattutto, gode di un trattamento fiscale di favore: le somme sono escluse dal reddito imponibile e quindi totalmente esentasse. “Questo significa che due lavoratori con lo stesso lavoro e lo stesso stipendio possono ritrovarsi con redditi netti diversi solo perché uno aderisce al bonus e l'altro no”, commenta Ezio Cigna , responsabile delle politiche previdenziali della Cgil nazionale. L'adesione può essere esercitata una sola volta e cessare al raggiungimento dell'età per la pensione di vecchiaia o al conseguimento di una pensione diretta.
La convenienza però è tutta da dimostrare : se è vero che chi sceglie l'incentivo riceve una retribuzione netta più alta, rinunciando però a una parte della propria copertura previdenziale futura. Infatti, la contribuzione non versata non concorre al montante individuale e riduce quindi l'importo della pensione calcolata con il sistema contributivo.

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