lunedì 22 luglio 2024

Per un’Italia unita, libera, giusta. Al via oggi la raccolta di firme contro la legge Calderoli.

Si avvia la raccolta di firme in calce al quesito referendario per l'abolizione dell'autonomia differenziata. Perché aggiungerebbe alla competizione sociale, che ha raggiunto livelli intollerabili, anche la competizione territoriale, mettendo le Regioni una contro l’altra per contendersi le scarse risorse disponibili. E perché favorirebbe il dumping territoriale con le gabbie salariali e con la regionalizzazione della legislazione in materia di salute e sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori, spingendo le aziende a investire dove le regole, in questa delicatissima materia, sono meno stringenti. Perché farebbe male anche alle regioni del Nord? Innanzitutto, perché comprometterebbe la possibilità per il Paese di sviluppare politiche nazionali in ambiti strategici come l’energia, le reti, le infrastrutture, le telecomunicazioni, i trasporti, la ricerca scientifica, l’ambiente e altro ancora. Si tratta di materie per le quali non basta nemmeno la dimensione nazionale, e occorrerebbe almeno quella europea, figuriamoci se possono diventare di competenza esclusiva delle Regioni. Frammentare il Paese in questo modo, lo renderebbe irrilevante dal punto di vista politico, economico e industriale, ininfluente a livello continentale. Tutto ciò comprometterebbe le prospettive di sviluppo anche del sistema produttivo settentrionale. Non solo, anche la condizione di lavoratori e lavoratrici, di pensionati e pensionate del Nord verrebbe danneggiata dal superamento del Ccnl e dallo smantellamento dello stato sociale. La verità è che, con le crisi geopolitiche in corso e la recessione della Germania, solo rilanciando la domanda interna, a partire da dove è più debole, e valorizzando l’interdipendenza tra l’economia del Centro-Nord e quella meridionale, riusciremo ad agganciare una crescita solida e duratura. In definitiva, le persone che rappresentiamo non hanno nulla da guadarci dalla divisione dell’Italia in tante piccole patrie, tenute insieme dall’uomo o dalla donna soli al comando, e gli operatori economici verrebbero certamente penalizzati dal moltiplicarsi di regole e burocrazia a livello regionale, che creerebbe una giungla normativa inefficace e inestricabile. Perché con l’autonomia differenziata l'Italia sarebbe meno libera? Perché verrebbe compromessa la possibilità di proiettarci come grande sistema paese in Europa e nel mondo. Un mondo popolato da giganti politici ed economici che finirebbero per schiacciare una realtà frammentata e divisa. Inoltre libertà vuol dire, innanzitutto, libertà dal bisogno: obbiettivo irraggiungibile con un lavoro ancor più povero dell’attuale e con i diritti sociali che diventerebbero esigibili sulla base della famiglia in cui si nasce e del territorio in cui si vive. Approfondiamo allora la questione dei diritti. La relazione del Civ dell’Inps appena diffusa attesta che questo governo ha sottratto oltre dieci miliardi agli strumenti di contrasto alla povertà. Con l’autonomia differenziata i poveri sarebbero più poveri? Lasciare alle Regioni più ricche il cosiddetto “residuo fiscale” priverebbe le politiche sociali e di coesione nazionale di risorse fondamentali, delle gambe su cui stare in piedi e camminare. Già oggi abbiamo una sanità pubblica che non garantisce, in larga parte del Paese, un diritto fondamentale come quello alla salute. Con l’autonomia differenziata verrebbe favorito il processo di privatizzazione del servizio che molte Regioni stanno portando avanti. Il venir meno di una scuola pubblica e nazionale di qualità comprometterebbe ulteriormente una situazione in cui – per la mancanza del tempo pieno o prolungato – un bambino o una bambina della Campania, se si considera l’intero ciclo della primaria, frequenta la scuola un anno in meno rispetto a un suo coetaneo del Centro-Nord. In un simile contesto, le persone più fragili verrebbero ancor più marginalizzate e abbandonate a sé stesse. Per un’Italia libera e giusta, questi due aggettivi qualificano la campagna contro l’autonomia differenziata: se la legge Calderoli entrasse pienamente in vigore cosa significherebbe per le donne? Ogni Regione deciderà, ancor più liberamente di oggi, quanti consultori far funzionare, di quanto personale dotarli, se e come rendere esigibile la legge 194. Stesso discorso vale, per esempio, per gli asili nido, il cui numero insufficiente è una delle ragioni che ci vede agli ultimi posti in Europa per occupazione femminile. Ma sarebbe l’intero mondo del lavoro a soffrirne. Ho fatto cenno a cosa vorrebbe dire regionalizzare la competenza legislativa su salute e sicurezza. Ci torno perché per la Cgil questo è un tema decisivo, prioritario rispetto a tutti gli altri. Attualmente, la gestione dei servizi di controllo, prevenzione e sorveglianza è in capo alle Regioni, che spesso non possono o non vogliono investire a partire, ad esempio, dall’assunzione degli ispettori e del personale, che rappresenta il primo passo per cercare di fermare la strage in corso. Con la legge Calderoli, le cose potrebbero perfino peggiorare, disarticolando il quadro legislativo vigente.

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