giovedì 29 novembre 2012

SUSANNA CAMUSSO «Monti ha teorizzato la diseguaglianza la sinistra la combatta»

Susanna Camusso non ama i preamboli, la retorica e la diplomazia. Come si dice, va al sodo. E dopo questi mesi di rapporti, incontri, trattative e scontri con il governo del professor Monti ha le idee chiare. «È un governo che ha teorizzato la diseguaglianza. Il primo esecutivo davvero liberista che ha avuto questo paese. Il precedente, quello di Silvio Berlusconi era un governo confuso, supporto di alcuni poteri a cominciare da quelli del premier. Non aveva una idea forte di politica economica. Monti ce l'ha. È quella contenuta nella lettera della Bce nei confronti della quale sia chiaro non c'è stata "obbedienza", ma condivisione. Aumentare le diseguaglianze è parte fondante della sua politica economica».

Il lungo colloquio con il segretario della Cgil si svolge fra una sigaretta e l'altra all'ultimo piano della sede nazionale della Confederazione mentre arrivano le ultime notizie sull'Ilva alla vigilia dell'incontro con l'esecutivo.
«Il governo dice immediatamente -deve andare oltre l'applicazione dell'Aia che, pure, è una necessaria premessa a qualsiasi opzione futura. Deve pensare a come mantenere l'operatività dell'impianto, ai piani industriali, ai necessari investimenti, all'indispensabile opera di risanamento del territorio. E se in questo percorso si dovessero registrare re sistenze, o peggio, dovrà assumersi delle responsabilità nella gestione di questa fase».
È inevitabile, si comincia dall'Ilva ma Susanna Camusso ha molte moltissime cose da dire sul governo dei tecnici. Intanto un giudizio che è negativo "senza se e senza ma" che comincia da dove ha cominciato il governo: le pensioni. E finisce con la critica dura all'ultima uscita di Monti sulla sanità sulla quale «c'è un dissenso di fondo» perchè questo governo «continua a ridurre il sistema pubblico. Lo ha fatto con le norme sulle pensioni e con la scuola. Oggi lancia un'idea analoga sulla sanità».

Che fra il governo Monti e la Cgil sarebbe stato scontro è stato chiaro fin dalle proposte sulle pensioni. Poi l'articolo 18, la riforma del mercato del lavoro, il mancato accordo sulla produttività... Al fondo di questo disaccordo c'è quello che ho potuto constatare sulle pensioni: una dissociazione profonda e pericolosa fra le norme approvate e il lavoro, quel che il lavoro è concretamente oggi, nel paese. Si è parlato di sistema contributivo per tutti, di età in cui tutti devono andare in pensione, di anni necessari per raggiungerla e si sono fatte delle norme. Quello che concretamente fai o sei è scomparso in nome di una idea di lavoro asettica, uguale in qualunque condizione a qualunque età per qualunque genere. Abbiamo parlato molto delle donne, dell'allungamento dell'età pensionabile in nome di un'astratta parità che non tiene conto della vita concreta delle lavoratrici, ma il criterio che ha guidato il governo è sempre lo stesso. Ti faccio un esempio: i macchinisti. Anche loro in pensione a 67 anni, ma ogni anno fanno giustamente una visita medica per verificare la loro idoneità e sono terrorizzati. Se non la superano c'è il licenziamento, rimangono senza lavoro e senza pensione. Te ne faccio un altro: i poliziotti. Lo vedi un poliziotto inseguire un ladro o mafioso a 70 anni? Questa dissociazione, questa incapacità di vedere il lavoro accompagna tutti gli atti del governo.

Oggi il paese è in recessione, una delle critiche della Cgil al governo è stata di non saper stimolare la crescita, di non aver adottato misure significative in questo senso. Ma era possibile in un anno di governo? Era possibile fare una politica dei redditi che non penalizzasse col fisco i redditi medio bassi introducendo la paura e la riduzione dei consumi. Era possibile intervenire con investimenti nelle grandi aziende a cominciare da quelle pubbliche e favorire quelli privati... potrei continuare con il mancato intervento sul falso in bilancio, con la insufficienza delle norme sugli appalti... Il governo invece ha scelto di intervenire sull'articolo 18.

E ora come definiresti oggi, dopo un anno di governo dei tecnici, la situazione del paese? Difficile. Il paese sta affrontando male la crisi. Ha cominciato Berlusconi negandola, prosegue Monti delegando all'Europa. La conseguenza è una drammatica frattura sociale, un aumento della diseguaglianza.

E il sindacato non ha alcuna responsabilità in questa frattura sociale? Certo che ce l'ha. Non è stato capace di costruire una strategia di inclusione del mondo del precariato e ha subito una destrutturazione della contrattazione. Questa è la grande questione oggi sul tappeto. Se il mondo dei giovani non incontra una norma contrattuale, un sistema di difesa non può che esserci frantumazione sociale.

Ma è per questo che vi accusano di essere dei dinosauri, di non comprendere il cambiamento .... E anche di non conoscere la modernità. Lo so bene. Ma il cambiamento non è sempre positivo. L'ultimo accordo firmato ín nome della modernità, che noi non abbiamo condiviso, ha portato ad una sottrazione dí valore al lavoro. Con quell'accordo si riducono i salari. Questa è la modernità, secondo alcuni. La verità è che questo governo non vuole capire che il lavoro è il fondamento di ogni discorso di progresso e di modernità. Lo vorrebbero far scomparire.

Sei la prima donna che diventa segretario della Cgil. Che cosa pensi di aver portato di nuovo alla Confederazione oltre il fatto dí essere donna. Che non è poco, sottolineiamolo. Comunque posso dire che oggi la Cgil non è una organizzazione in cui c'è un uomo o una donna soli al comando. C'è una vita collet tiva, c'è una squadra, ci sono discussioni e regole. Credo di aver fornito alcuni antidoti alla personalizzazione così forte in tante altre organizzazioni. E anche alla centra lizzazione. La segreteria della Cgil non è "romana", rispecchia le realtà diverse della Confederazione. C'è un numero pari di donne e uomini, c'è nella segreteria una donna di 31 anni, Serena Sorrentino, che ha importanti deleghe al mercato del lavo ro, al mezzogiorno e alla legalità.

Quale è oggi il legame della Cgil col Pd? Che cambiamenti ci sono rispetto al passato? Le dico subito che guardando dall'esterno i rapporti non sembrano tranquilli... si ha l'impressione che le divergenze siano maggiori del passato. È così? Da un pezzo l'appartenenza alla Cgil non è legata ad una appartenenza politica. Sono anni che non c'è una corrispondenza fra l'essere iscritti al maggiore partito della sinistra ed essere della Cgil. A questa situazione ha contribuito molto la crisi dei par titi cominciata con Tangentopoli. Negli attuali direttivi della confederazione c'è solo un dieci undici per cento che ha una tes sera di partito. E questo chiarisce molto. C'è poi stata in questi anni una articolazione del mondo della sinistra. Non píù solo Pci o Psi, o i loro successori. Ma altre formazioni politiche che hanno provocato di fatto un pluralismo e nelle stagioni fortunate hanno accresciuto i processi di autonomia...

Ed oggi col Pd? Il Pd nasce con l'idea di fondere due culture, quella di sinistra e quella cattolica. Questa mutazione ha portato ad un allentamento dei rapporti. Nella lunga stagione berlusconiana e in quella montiana, che è seguita, c'è stata una sofferenza del mondo del lavoro nella sua interlocuzione con la politica. Anche il dialogo con il parlamento è stato difficile. Per noi, ma direi per tutto il sindacato, è importante avere un rapporto con una politica che faccia del lavoro la questione centrale.

Sarebbe stato importante, ad esempio, sulla vicenda Fiat. In quel caso la solitudine è stata evidente.

E oggi? Quali sono secondo te le intenzioni, quelle vere, di Marchionne? La Fiat ha scelto abbastanza chiaramente di non essere competitiva in Europa e sul piano dei nuovi modelli. Ha scelto di mollare il mercato europeo. Questo porta inevitabilmente ad un disimpegno in Italia. Lo sta praticando giorno per giorno, mandando messaggi, provocando piccoli e grandi incidenti. strappi che segnano un'estraneità al paese. E sia chiaro la risposta e le reazioni del governo a questa strategia, le pa role di Mario Monti che ha affermato la libertà per la Fiat di fare le sue scelte produttive dove crede, quindi di delocalizzare i suoi impianti anche in altri paesi, favoriscono questo progressivo disimpegno.

Insisti molto sul fatto che oggi il lavoro non viene considerato centrale.... Non posso sfuggire a questa impressione. Sai, in un recente importante consesso economico finanziario chi è stato l'unico che ha detto che il problema di questo paese è creare lavoro? Cesare Romiti. E l'unico che ha sostenuto la necessità di una redistribuzione del reddito? Un banchiere. Scoraggiante, in effetti.

Reagirete? Noi proveremo a fare "un piano del lavoro" che lanceremo nella nostra conferenza di programma. Un piano che parte da una constatazione semplice. Il nostro patrimonio "è" questo paese che non ha materie prime, da cui sono andate via molte grandi industrie, ma che ha se stesso. Oggi l'Italia affonda sommersa dalla crisi e dalla fragilità e dall'incuria per il territorio. Deve proteggersi, da qui dobbiamo partire, dalla creazione dell'occupazione per proteggere e salvare il paese. La politica industriale non è solo acciaio e automobili che pure sono importanti, è innovazione, è turismo, è difesa del proprio patrimonio naturale, artistico, culturale. Il motore di sviluppo non possono essere, come qualcuno pensa, i servizi finanziari, ma il riposizionamento del paese rispetto alle sue risorse. In fondo noi ci troviamo in una situazione molto simile a quella in cui Giuseppe Di Vittorio lanciò il suo piano: la necessità della ricostruzione del paese. Allora dopo la guerra, oggi dopo la crisi e l'incuria che ha subito in questi anni.

Che cosa significa oggi per te, in estrema sintesi, essere di sinistra? Considerare la diseguaglianza il grande male da combattere. E credimi, è tanta la gente che oggi sente profondamente il peso dell'ingiustizia sociale. Un senso di ingiustizia, anche una rabbia che esplode soprattutto nei confronti della politica. Non sono le imprese e neppure il governo al centro di questa sentimento di ingiustizia. E mi pare ovvio. I politici sono coloro che dovrebbero rappresentare la società e non lo fanno La rabbia comincia da lì, dalla assenza di una rappresentanza.

Alle primarie tuttavia hanno partecipato in oltre tre milioni. Un atto di fiducia nella politica. Temi che vada delusa? Le primarie sono state un evento importante dal quale è chiaro che il popolo di sinistra vuole partecipare, che spera di cambiare, e che non può aspettare le prossime primarie per dare il proprio contributo nel dibattito politico. La democrazia non è solo voto, ma possibilità di contare nella formazione della volontà politica. Sto ponendo il problema del partito. Se non si ripensa anche ai tempi lunghi di una ricostruzione il distacco dalla sua base è inevitabile.

La sinistra ha un popolo generoso, ma fino a quando? E non credi che questo popolo così generoso voglia aver chiaro lo sbocco politico di questa sua mobilitazione, che vo glia sapere dove si va dopo le elezioni? Il popolo della sinistra ha chiaro che si deve chiudere presto la stagione del governo Monti e che si deve aprire una fase nuova.

Ritanna Armeni

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