venerdì 20 luglio 2012
Spem, lavoratori in sciopero: "Venti di noi rischiano il posto"
Proteste a Segrate. I dipendenti in esubero cercano di ricollocarsi ma il mondo delle cooperative propone contratti disincentivanti.
Segrate, 5 luglio 2012 — Cassintegrazione a zero ore per un anno prima del licenziamento collettivo, poi un futuro di precariato con stipendi al ribasso. È la prospettiva contro la quale stanno combattendo i 32 lavoratori della Spem di Segrate, un’azienda che si occupa della commercializzazione e della distribuzione dei farmaci su tutto il territorio milanese, su cui pende lo spettro della chiusura.
Ieri mattina i lavoratori hanno organizzato tre ore di sciopero con un presidio per salvare i posti di lavoro davanti ai magazzini della Comifar di Novate, la capofila del gruppo che dovrebbe presto inglobare tutte le attività della Spem. L’azienda ha annunciato di voler chiudere i magazzini di Segrate giocando la carta del reintegro di 12 persone nell’organico di Comifar. «L’azienda non vuole dire con quale criterio saranno scelti i 12 lavoratori che verranno riassorbiti - spiega Marisa Moi, Filcams Cgil -, abbiamo tentato un avvicinamento delle posizioni rispetto a un possibile accordo, ma la proprietà ha sfruttato il tempo solo per cercare di imporre la sua soluzione come l’unica possibile, con continue pressioni sui lavoratori. Non ha proposto nessuna soluzione per diminuire l’impatto sociale dei licenziamenti che intende fare verso quei lavoratori e le loro famiglie che dovranno affrontare un futuro incerto e critico dal punto di vista economico».
Alcuni lavoratori hanno tentato di trovare fin da subito un altro posto di lavoro, ma le offerte che arrivano dal mondo delle cooperative sono disincentivanti. «I dipendenti Spem svolgono mansioni difficilmente riconvertibili in altri settori - aggiunge Marisa Moi -, l’unico scenario che hanno davanti è quello delle cooperative che propongono assunzioni di due livelli più bassi, che a conti fatti significa passare da uno stipendio attuale di 1.300 a circa 800 euro al mese». Il 19 luglio la Spem è stata convocata in Regione per cercare una soluzione.
«L’azienda proporrà la cassintegrazione straordinaria a zero ore per un anno - annuncia Marisa Moi - una soluzione usata come parcheggio e, soprattutto, per evitare delle cause contro i licenziamenti. Intanto, stanno proponendo incentivi all’esodo ridicoli». Ieri mattina i lavoratori hanno lanciato un appello ai vertici di Spem e Comifar per aprire un nuovo tavolo sindacale. «È assurdo che un gruppo che si occupa del benessere dell’individuo non si preoccupi di quello dei propri lavoratori - concludono i dipendenti -, ma ricerca lo scontro e la divisione tra le varie realtà che ne fanno parte».
patrizia.tossi@ilgiorno.net
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