Il segretario: «Gravi differenze su precarietà e forme di ingresso».
Se la riforma del lavoro concordata in occasione del Consiglio dei ministri (Cdm) poteva ritenersi accettabile, il ddl elaborato in seguito presenta preoccupanti passi indietro.
A dirlo è Susanna Camusso, leader della Cgil: «L'11 aprile all'audizione al Senato diremo che c'é una cosa che reputiamo straordinariamente grave e cioé che tra il testo licenziato dal consiglio dei ministri e il testo del disegno di legge ci sono molte differenze che non ci hanno convinto, c'è stato un significativo arretramento sui temi della precarietà e delle forme di ingresso».
«POLITICHE TROPPO RESTRITTIVE». La Camusso ha poi messo in evidenza il momento di gravi tensioni sociali e della recessione che stanno attraversando tutto il continente. «L'Europa continua ad essere in una situazione di tensione e mi pare che siamo arrivati al punto che da lungo tempo solleviamo e cioè che politiche puramente restrittive determinano recessione e l'avvoltolarsi sul debito e sulla crescita del debito, mentre bisognerebbe provare a fare politiche antirecessive e di sviluppo. Il governo si era insediato annunciando la crescita tra le sue priorità, per il momento, però ha continuato a fare altro e a non occuparsi della crescità. Il rischio è che a questo punto i mercati non si fidino degli impegni presi sul piano monetarista perché appunto sono recessivi».
«CONFINDUSTRIA HA ESAGERATO». Una stoccata al governo e una a Confindustria: «Ho trovato spesso le dichiarazioni di Confindustria di questi giorni sovratono, soprattutto perché non condivideremo mai l'idea che in una situazione di difficoltà come quella del nostro Paese il tema sia quello di licenziare le persone». Secondo la Camusso non possono però essere le parole pronunciate da Emma Marcegaglia ad aver fatto alzare lo spread nuovamente sopra quota 400: «Non credo che una singola dichiarazione possa determinare tutto ciò».
Il segretario della Cgil ha lanciato un messaggio anche alla Fiat: «Credo che si debba insistere sul fatto che non c'è uscita dalla crisi della Fiat se non attraverso l'innovazione e la produzione di nuovi modelli».
Mercoledì, 11 Aprile 2012
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