mercoledì 18 maggio 2011

4° assemblea RLS Filcams-CGIL Lombardia

Molti italiani riandranno a votare per le amministrative, è chiaro che il risultato non sarà ininfluente per le condizioni stesse dei lavoratori, per i loro diritti e anche per la loro sicurezza.
Se i lavoratori voteranno per chi ritiene che gli imprenditori abbiano fin troppi lacci, che il mercato del lavoro vada reso ancora più flessibile che dobbiamo competere con Cina e terzo mondo abbassando diritti, aumentando i ritmi. Se verranno premiate le forze politiche che sostengono la riduzione invece dell’incremento dei servizi ispettivi, il nostro compito di difesa dei diritti dei lavoratori a partire dalla difesa della loro salute sarà più difficile.
Noi abbiamo bisogno di istituzioni: governo, enti locali che mettano al centro dei loro interessi il lavoro e le forme con cui esso si esplica. Invece spesso vediamo i rappresentanti delle istituzioni lontane dai problemi dei lavoratori e quasi insofferenti agli stessi obblighi che le normative di origine europea ci hanno obbligato a recepire.
Tremonti che dice “robe come la 626 sono un lusso che non possiamo permetterci” è l’esemplificazione di tale atteggiamento.
Per questo nei prossimi giorni i milanesi tra voi e tutti coloro che lavorano a Milano dovrebbero far di tutto per convincere colleghi di lavoro, amici, vicini e conoscenti di recarsi a votare e votare per cambiare l’amministrazione di Milano sostenendo il candidato del centro sinistra. Perché Milano torni ad essere una città attenta ai problemi del lavoro e dei lavoratori

C’è un complesso di leggi, molte di derivazione europea, raccolte nel Testo Unico che non solo tendono a tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori, ma che rendono il Datore di Lavoro direttamente responsabile della salute dei propri dipendenti.
In pratica non è legittimo che i datori di lavoro possano disporre a loro piacimento della forza lavoro dei propri dipendenti estrarne profitto e scaricandone i costi sulla collettività.
A fronte di infortuni, malattie professionali, limitazioni di capacità lavorative, malattie chi paga è in prima persona è sempre il lavoratore e poi la collettività, mentre il datore di lavoro che ha tratto dall’attività di quel lavoratore un profitto si limita a sostituire quella persona con un’altra.

Perché il sindacato deve occuparsi di salute
Nel novembre del 2010 è stato pubblicata la 5° indagine europea sulle condizioni di lavoro. Un quarto dei lavoratori ha giudicato che il lavoro metteva a rischio la propria salute.
Quasi il 60% (70% degli impiegati, 50% e meno tra gli operai) ritiene di poter svolgere la stessa attività lavorativa a 60 anni.
Questo significa che il 40% dei lavoratori ritiene che non potrà mantenere la stessa attività e gli stessi ritmi di lavoro quando avrà 60 anni. Cosa sarà di loro?
Pensate che le aziende saranno così pronte a ricollocare personale con ridotte capacità lavorative o che il Governo che ogni 3x2 pensa di elevare l’età pensionistica, li manderà in pensione prima.
C’è un altro elemento interessante in questa indagine che ha coinvolto 44000 lavoratori europei, viste anche le recenti norme sulla malattia imposte da Confcommercio nel CCNL del Terziario e fatte proprie da Fisascat e Uiltucs nel CCNL, il presenteismo ovvero la tendenza a presentarsi al lavoro anche se si è malati.
Nell’anno precedente all’indagine 4 lavoratori su 10, a causa di pressioni dirette da parte del datore di lavoro, o indirette da causa riduzione del mancato pagamento dei primo o dei primi giorni di assenza per malattia , hanno dichiarato di essersi recati al lavoro malati. Questo è ovvio non favorisce certo nel la salute dei lavoratori ne la diminuzione degli infortuni.

Sabato scorso a Bergamo gli industriali hanno applaudito l’amministratore delegato della Thyssen, condannato a 16 anni per omicidio volontario.
E’ stato condannato perché come altri 5 dirigenti della Thyssen pur sapendo che occorrevano interventi, comuni agli altri impianti della thyssen, per rendere l’impianto più sicuro ha coscientemente omesso misure di sicurezza per un costo di 800 mila euro. Tale omissione è stata causa diretta del disastro.
Non essendo quindi intervenuto in quanto “datore di lavoro” per : valutare i rischi ed eliminarli o ridurli al minimo in relazione alle conoscenze acquisite in base al progresso tecnico” art 15 comma 1 lettera c) Dlgs 81/08 è stato condannato.


La cgil , la filcams e tutti noi non possiamo limitarci a dire che si tratta di una sentenza storica e nel frattempo nelle realtà ove operiamo tutti i giorni non batterci per rendere effettiva l’applicazione delle leggi esistenti su salute e sicurezza.

E’ intollerabile che nella grandi aziende non facciano adeguata informazione, formazione e addestramento ai lavoratori ne predispongano i corsi di aggiornamento annuali per i RLS previsti sin dal 2008, ma ciò che è incomprensibile è perché la Filcams insieme alle altre OO.SS. a livello nazionale non abbiano ritenuto di richiamare le imprese al rispetto della legge.
Ciascuno di noi deve informarsi, leggere e studiare il Dlgvo 81 e vedere come normative esistenti sono applicate nei nostri luoghi di lavoro. Immaginare come sia possibile utilizzare i principi del Testo Unico non solo per eliminare i rischi presenti, ma per migliorare i luoghi di lavoro e le modalità con cui si esplica l’attività lavorativa.

Come recita l’art 9 dello Statuto dei Lavoratori,:
“ I lavoratori, mediante loro rappresentanze, hanno diritto di controllare l'applicazione delle norme per la prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali e di promuovere la ricerca, l'elaborazione e l'attuazione di tutte le misure idonee a tutelare la loro salute e la loro integrità fisica.” abbiamo il diritto di farlo, ma perché riteniamo che nessun lavoratore debba rischiare la propria salute e propria vita mentre presta la propria attività lavorativa.

Noi allo slogan del governo “sicurezza sul lavoro, la pretende chi si vuol bene”
ci crediamo e vogliamo metterlo in pratica

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