giovedì 1 aprile 2010

Napolitano non firma il ddl lavoro


Testo rimandato alle Camere. Il Quirinale boccia la legge che aggira l'articolo 18. Su tutele e licenziamenti servono “precise garanzie”. Il Colle chiede più “equilibrio tra legislazione, contrattazione collettiva e contratto individuale”


Il Presidente della Repubblica ha rinviato alle Camere il ddl 1167 b, in particolare evidenziando la necessità di ricostruire il rapporto tra legge, contratto collettivo e contratto individuale. Si tratta di un risultato importante dell'iniziativa della Cgil e del mondo giuridico che si è mobilitato. Alleghiamo parte del testo del messaggio del Presidente alle Camere.

p. FILCAMS-CGIL


Palazzo del Quirinale, 31/03/2010
Testo del Messaggio motivato con il quale il Presidente Napolitano ha chiesto alle Camere una nuova deliberazione sulla Legge trasmessa il 3 marzo 2010".

La Corte Costituzionale ha innanzi tutto dichiarato la illegittimità costituzionale delle norme che prevedono il ricorso obbligatorio all'arbitrato, poiché solo la concorde volontà delle parti può consentire deroghe al fondamentale principio di statualità ed esclusività della giurisdizione (art. 102, primo comma, della Costituzione) e al diritto di tutti i cittadini di agire in giudizio per la tutela dei propri diritti ed interessi legittimi (artt. 24 e 25 della Costituzione).

Inoltre, con riferimento ai rapporti nei quali sussiste un evidente, marcato squilibrio di potere contrattuale tra le parti, la Corte ha riconosciuto la necessità di garantire la "effettiva" volontarietà delle negoziazioni e delle eventuali rinunce, ancora una volta con speciale riguardo ai rapporti di lavoro ed alla tutela dei diritti del lavoratore in sede giurisdizionale.

Come è noto, nell'arbitrato di equità la controversia può essere risolta in deroga alle disposizioni di legge: si incide in tal modo sulla stessa disciplina sostanziale del rapporto di lavoro, rendendola estremamente flessibile anche al livello del rapporto individuale. Né può costituire garanzia sufficiente il generico richiamo del rispetto dei principi generali dell'ordinamento, che non appare come tale idoneo a ricomprendere tutte le ipotesi di diritti indisponibili, al di là di quelli costituzionalmente garantiti; e comunque un aspetto così delicato non può essere affidato a contrastanti orientamenti dottrinali e giurisprudenziali, suscettibili di alimentare contenziosi che la legge si propone invece di evitare.
Il problema che si pone è dunque quello di definire - nelle sedi dovute e in primo luogo nel Parlamento - in modo puntuale modalità, tempi e limiti che rendano il ricorso all'arbitrato - nell'ambito del rapporto di lavoro - coerente con la necessità di garantire l'effettiva volontarietà della clausola compromissoria e una adeguata tutela dei diritti più rilevanti del lavoratore (da quelli costituzionalmente garantiti agli altri che si ritengano ugualmente non negoziabili). Si tratta cioè di procedere ad adeguamenti normativi che vanno al di là della questione, pur rilevante, delle garanzie apprestate nei confronti del licenziamento dall'art. 18 dello statuto dei lavoratori.
Solo il legislatore può e deve stabilire le condizioni perché possa considerarsi "effettiva" la volontà delle parti di ricorrere all'arbitrato; e solo esso può e deve stabilire quali siano i diritti del lavoratore da tutelare con norme imperative di legge e quali normative invece demandare alla contrattazione collettiva.

Per i motivi innanzi illustrati, chiedo alle Camere - a norma dell'articolo 74, primo comma, della Costituzione - una nuova deliberazione in ordine alla legge a me trasmessa il 3 marzo 2010".

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Grazie Giorgio ultimo baluardo di una democrazia a uso e consumo dei padroni.....

Anonimo ha detto...

Ma non pu� essere lasciato da solo a difendere i diritti INVIOLABILI dei lavoratori dalla arroganza di chi sappiamo bene ...

I lavoratori sanno difendersi anche da loro, TUTTI INSIEME ???
In fondo penso che, pian piano, sono sulla via di impararlo ...