Neopensionati: assegni più bassi da gennaioA partire dal primo gennaio 2010, con i nuovi coefficienti, pensioni più basse del 4 per cento. La Cgil chiede subito un tavolo per valutare le ripercussioni. «L’accordo del 2007 prevedeva una Commissione per verificare l’impatto del metodo di calcolo, non si è fatto nulla. Adesso bisogna evitare che le pensioni si impoveriscano ancora. I soldi ci sono, i bilanci degli enti previdenziali sono in attivo».
Sta per scoccare l’ora dei nuovi coefficienti previdenziali e per chi è prossimo alla pensione non è certo una buona notizia. Dall’1 gennaio 2010, infatti, i futuri pensionati subiranno un taglio sul loro assegno proprio a causa del meccanismo con cui i coefficienti sono stati calcolati. La Cgil, che ha lanciato l’allarme nel corso di un convegno dal titolo Il futuro delle pensioni: più equità, più solidarietà, più sostenibilità, ha fatto i calcoli: rispetto a chi va in pensione oggi con il sistema misto (retributivo-contributivo), coloro che in pensione ci andranno dall’1 gennaio 2010 in poi subiranno un taglio sull’importo mensile del 3-4 per cento. Differenza che si fa ancora più consistente rispetto a chi va in pensione con il vecchio sistema retributivo (in vigore prima della riforma Dini approvata nel 1995 e ancora in vigore per chi nel 1995 aveva raggiunto 18 anni di contribuzione). «Il convegno – precisa il responsabile nazionale del settore previdenza dello Spi Cgil Luciano Caon – ha messo in evidenza almeno altre due priorità – dice – sulle quali il governo farebbe bene a intervenire subito. La prima è consentire alle persone di scegliere, dentro una determinata fascia di età, quando andare in pensione, ripristinando così la flessibilità in uscita dal mondo del lavoro. La seconda è rivedere il sistema della rivalutazione annuale delle pensioni (conosciuto anche come perequazione ndr): se il meccanismo rimane questo – afferma il segretario nazionale dello Spi Cgil – in futuro ci ritroveremo con pensioni basse e non protette».
Quanto si perde
Tornando agli effetti dei nuovi coefficienti, i dati presentati dal sindacato di Corso d’Italia indicano, ad esempio, che chi va in pensione nel 2010 a 60 anni d'età, 29 anni di contributi e con il sistema misto perderà il 7,28 per cento rispetto a chi ci andrà con il sistema retributivo, a fronte del 4,6 per cento di perdita per chi va in pensione, oggi, con il sistema misto e i coefficienti attuali. Ciò accade, sostiene la Cgil, a causa dell'applicazione automatica dei nuovi coefficienti di calcolo del montante contributivo. Criteri che vanno corretti, chiede la Confederazione, e applicati solo sulla parte di pensione che maturerà dal primo gennaio 2010 in poi (il cosiddetto pro-quota) e non, come è previsto oggi, retroattivamente su tutti i contributi. «Soluzione possibile – afferma la Segretaria confederale Morena Piccinini – applicando correttamente le regole del 1995 che prevedevano il pro-quota con il passaggio dal sistema retributivo al contributivo».
Danneggiati i giovani
Attraverso complicati sistemi di calcolo, dal primo gennaio 2010 i coefficienti di calcolo delle pensioni verranno adeguati all’aumento della durata media della vita. Si vive di più e quindi si percepisce una pensione più a lungo. Nel 2007, la legge e l’accordo firmato dal governo Prodi e votato da cinque milioni di lavoratori considerava anche questo aspetto. I coefficienti dovevano servire a mantenere equilibrato il rapporto tra ciò che si è versato e la pensione percepita. «Per evitare pesanti ripercussioni sul reddito di chi andrà in pensione dal 2010 in poi ¬– ricorda la Piccinini – la legge del 2007 prevedeva l’istituzione di una Commissione con il compito di proporre modifiche dei criteri di calcolo dei coefficienti che tenessero conto dello stato economico, demografico e migratorio; dell’incidenza dei percorsi lavorativi e del rapporto che intercorre tra l’età media attesa di vita e quella che invece si registra nei singoli settori di attività (chi svolge lavori usuranti ha una speranza di vita media più bassa ndr)». Quella Commissione – ricorda la segretaria nazionale della Cgil – non è mai stata attivata dall’attuale governo che, anzi, si prepara all’applicazione dei coefficienti basata esclusivamente sul dato relativo alla speranza di vita». «Non solo – aggiunge il segretario generale dello Spi Cgil Carla Cantone – questo governo sta ignorando impegni presi dalle istituzioni con milioni di lavoratori e pensionati che approvarono l’accordo del 2007 votando un referendum: penso ad esempio al tavolo di confronto da aprire con i sindacati dei pensionati per rivedere i sistemi di perequazione delle pensioni e all’impegno assunto per allargare la quattordicesima oltre la fascia di pensionati da lavoro che attualmente la percepiscono (per ora va a chi ha compiuto 64 anni e ha una pensione da lavoro che non supera l’importo di una volta e mezza il minimo, circa 700 euro)». Intanto, sul fronte dei coefficienti, il danno maggiore lo subirà chi ha cominciato a lavorare dopo il primo gennaio 1996, coloro cioè che andranno in pensione con il solo sistema contributivo. Tra i dati presentati dalla Cgil, anche l’ipotesi comparata di una lavoratrice nata nel 1949, impiegata, con 30 anni di contributi. Andando in pensione con il sistema retributivo, percepirebbe 1.877 euro lordi, con il sistema misto la sua pensione scenderebbe a 1.818 euro e con il contributivo crollerebbe a 1.416 euro. «Per questi motivi – annuncia la Piccinini – chiediamo un tavolo immediato per valutare le ripercussioni di questo cambiamento e per evitare che le pensioni si impoveriscano ancora. I soldi ci sono, i bilanci degli enti previdenziali sono in attivo».
relazione Morena Piccinini
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