LUIGINA VENTURELLI
Il governo ha deciso, il confronto con le parti sociali sul mercato del
lavoro inizierà lunedì prossimo, quando il ministro del Welfare Elsa
Fornero incontrerà uno ad uno i leader sindacali di Cgil, Cisl, Uil e
Ugl. Tecnicamente si tratta di incontri bilaterali, vale a dire di faccia
a faccia con tutte le parti interessate,una per volta, e non di incontri
separati secondo la vecchia abitudine di Maurizio Sacconi,che puntava ad escludere dal dialogo la confederazione di Corso Italia.
Il governo di Mario Monti vuole invece evitare tavoli collettivi che possano portare a lunghe trattative di concertazione, mentre l'obiettivo restano consultazioni
rapide che permettano all'esecutivo di prendere decisioni entro il 23
gennaio, giorno del consiglio europeo straordinario.
LE RISERVE DELLA CGIL
Eppure, all'indomani di una ritrovata unità d'intenti tra i sindacati
dopo anni di divisioni, stupisce la scelta di convocazioni singole delle
diverse organizzazioni. Stupisce e delude, in particolare la Cgil,che in questa premessa di metodo legge tutti i paletti che il governo vuole mettere al merito della discussione. «Monti non convochi i sindacati separatamente. Gli incontri
separati stile Sacconi rendono solo tutto più complicato e più lungo» scrive la confederazione guidata da Susanna Camusso su Twitter. La richiesta è quella di un
confronto ampio su occupazione e sviluppo, perché «servono progetti su esigenze ed eccellenze del Paese come assetto idrogeologico, energia, trasporti, ambiente, cultura e turismo» e soprattutto «serve un piano del lavoro che tamponi la
crisi e riduca la precarietà», anche attraverso «assunzioni incentivate
per giovani e donne con contratto di inserimento formativo» e «ammortizzatori
per chi perde il posto a ogni età e per ogni azienda». I tweet della Cgil parlano di produttività del sistema, trasporto merci, logistica,energia, porti, banda larga, ricerca e università. Nulla che possa contenersi in rapide consultazioni.
LE SPERANZE DI CISL E UIL
Più possibiliste le altre confederazioni che, pur volendo maggior concertazione,
non sembrano infastidite dagli incontri a due. «Al di là della forma, per la Cisl conta la sostanza. Se il governo vuole avviare una fase esplorativa propedeutica a un negoziato vero, la Cisl non si sottrarrà. Più degli altri, non bisogna avere
paura di se stessi in una trattativa sindacale» dichiara il leader Raffaele
Bonanni. «Non serve a nessuno introdurre nel dibattito elementi polemici
di divisione che fanno riferimento all'azione del precedente esecutivo con il quale, tra l'altro, il sindacato per quanto ci riguarda ha sempre dialogato e ha ottenuto risultati concreti».
Così anche il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti: «Ciò che conta è che il governo ascolti e accolga il merito delle proposte sindacali».
E quello dell'Ugl, Giovanni Centrella: «Non saranno le modalità dell'incontro con il governo a farci cambiare idea sulle riforme, in ogni caso non ci discosteremo dal nostro obiettivo principale: tenere uniti i lavoratori italiani, per tenere unito il
Paese». Qualche perplessità in più, invece,si manifesta nel Partito democratico
e nell'Italia dei valori. «Veniamo da una esperienza di divisione nel mondo del lavoro che non ha portato a nulla» spiega il segretario Pd Pierluigi Bersani.
«Questa questione del formato degli incontri va risolta col buon senso, senza creare pregiudiziali e divisioni in premessa. Bisogna riuscire ad affrontare le
questioni, che sono il lavoro che cala,la recessione, il sistema di soccorso
per chi il lavoro non ce l'ha, e il grande tema della precarietà».
Si spinge oltre la critica del leader Idv Antonio Di Pietro: «Anche le pietre
sanno che dividere i i lavoratori significa mettere una spada di Damocle
sulla loro testa. Fa così chi ha paura di confrontarsi o chi ha già deciso
quale scelta fare e la vuole solo notificare
Da lunedì 9 gennaio si terranno le consultazioni tra governo e parti sociali.
0 commenti:
Posta un commento